Cose che non capisco

Tra le tante fotografie belle e terribili che ho visto un anno fa alla mostra del World Press Photo, una in particolare continua ad aggirarsi come uno spettro nella mia mente. Lo scatto è di Ronghui Chen e ritrae un operaio in una fabbrica di decorazioni natalizie nell’est della Cina, una zona da dove proviene il 60% delle decorazioni vendute nel mondo. Rassegnato, le braccia abbandonate lungo i fianchi, lo sguardo esausto, l’uomo è immerso in un’atmosfera irreale dominata dal rosso; sembra scattata su un set di Kubrick. Terribile, un fascio di luce rivela le particelle di materiale colorante che infestano l’aria di  quella stanza. A sigillo della triste metafora lì rappresentata, il cappellino di Babbo Natale sul capo del disgraziato.

Così quando l’altro giorno ho visto sullo scaffale di un noto mobilificio svedese una confezione di decorazioni rosse, il pensiero è corso a quell’operaio. Bè, mi son detto, non sono in un centro commerciale qualsiasi, qui sono così attenti alla sostenibilità, alle comunità locali, sicuramente non saranno prodotte in…. P.R.C.! Questa l’inequivocabile scritta che ho letto sull’etichetta…

Forse le decorazioni sullo scaffale della multinazionale svedese non arrivano proprio da lì, dove lavora il tizio con il cappello da Babbo Natale in mezzo alla polvere rossa, forse io compro inconsapevolmente da anni oggetti prodotti in fabbriche come quella, forse le palline dell’albero di Natale che appendevo a cinque anni erano fatte in Italia da operai che lavoravano in condizioni simili a quelle del cinese della foto, forse mi faccio troppi problemi come Caparezza.

Ma ormai c’è stato un corto circuito nella mia mente che associa questi prodotti a basso costo a delle misere condizioni umane e non voglio ignorarlo. Se i Signori del Consumo hanno deciso che per festeggiare la ricorrenza della nascita di colui che ha esaltato gli Ultimi, si debba acquistare un set di pigne di plastica rosse lucide fatte a quattromila chilometri da qui da un disperato sottopagato per arricchire tutti quelli che stanno in mezzo alla catena del commercio, fate pure. Ma senza di me! Sono cose che non capisco? Può darsi ma io devo pur cominciare da qualche parte a cambiare non dico il mondo ma almeno il mio mondo.

A casa nostra, sull’albero di Natale quest’anno niente palline o pigne rosse ma, per dire, tanti bei cuori in lana usciti dalle abili mani di Carla.

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